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JP2 Lectures // George Weigel: Reconsidering Vatican Ostpolitik: The Statecraft of a Saint

Maggio 18 @ 4:30 pm

Il 18 maggio si è tenuta all’Angelicum di Roma l’ottava conferenza all’interno della serie JP2 Lectures di quest’anno. Il 18 maggio, giorno del secondo anniversario della fondazione dell’Istituto di Cultura San Giovanni Paolo II all’Angelicum di Roma, il famoso biografo papale George Weigel ha tenuto una conferenza dal titolo “Re-considering Vatican Ostpolitik: The Statecraft of a Saint”.

George Weigel ha iniziato la sua conferenza riflettendo sulla complessità della politica vaticana nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. Ne cerca la spiegazione negli eventi del 1870 e nel ruolo svolto dai Trattati Lateranensi. Rivolge inoltre la sua attenzione alle questioni legate al Concilio Vaticano II e alla strategia della Ostpolitik formulata all’epoca da Agostino Casaroli, che riformulava l’atteggiamento del Vaticano nei confronti dei Paesi comunisti. Casaroli la definì modus non moriendi, ovvero “il modo di non morire”. In pratica, ciò significava accordarsi con i regimi comunisti sulla nomina dei vescovi. Weigel ha tratto due conclusioni dal fallimento di questa strategia diplomatica. In primo luogo, la politica di appeasement nei confronti dei regimi comunisti non è mai efficace a causa della natura stessa di questi regimi e del loro deciso perseguimento di quella che il Servizio di Sicurezza polacco chiamava la “disintegrazione” della Chiesa cattolica. In secondo luogo, secondo Weigel, l’unico vero potere a disposizione della Santa Sede e del Papa nel mondo moderno e postmoderno è l’autorità morale – e questa autorità morale, che costituisce una sorta di soft power, può essere usata efficacemente.

Il recente ritorno all’approccio promosso da Casaroli sta provocando un senso di abbandono tra i cattolici ucraini.

Weigel ha sottolineato che l’opposizione alla Ostpolitik in Polonia ha avuto più successo che altrove – attraverso Karol Wojtyła e Stefan Wyszyński. Più avanti nel suo discorso, Weigel ha sottolineato che la Ostpolitik continua ad essere presentata ai futuri diplomatici vaticani come un punto di riferimento, nonostante i suoi fallimenti e compromessi. La sua presenza e la mancata volontà di analizzarne le conseguenze indebolisce l’autorità del Vaticano, ha detto Weigel. Il recente ritorno all’approccio promosso da Casaroli sta causando un senso di abbandono tra i cattolici ucraini, che riconoscono e lamentano la natura illusoria dell’intenzione dichiarata della diplomazia vaticana di porsi come intermediario tra Ucraina e Russia, ha aggiunto. Come contrappeso alla Ostpolitik, Weigel ha presentato la prudenza di Giovanni Paolo II, da cui la Chiesa dovrebbe trarre ispirazione. Ha sottolineato che egli ha evitato i termini diplomatici e politici. Ha invece agito come “testimone morale” e, paradossalmente, il suo pontificato ha avuto le conseguenze politiche più importanti degli ultimi secoli. Nella parte successiva della sua conferenza, Weigel ha elencato sette lezioni che possiamo trarre dal pontificato di Giovanni Paolo II. Il primo di questi è: “La cultura è la cosa più importante”. Come ha proseguito, la cultura è sempre stata la forza più dinamica della storia, sia in senso positivo (nel senso che costruisce e sostiene le società libere) sia in senso difensivo (nel senso che aiuta a resistere alla tirannia). Inoltre, il Papa polacco era consapevole che al centro della cultura c’è il culto o la religione, ha proseguito Weigel.

Giovanni Paolo II ha evitato i termini diplomatici e politici. Ha agito invece come “testimone morale” e, paradossalmente, il suo pontificato ha avuto le conseguenze politiche più importanti degli ultimi secoli.

George Weigel ha definito la seconda lezione con le parole: “Le idee contano, con conseguenze buone e cattive”. Secondo Giovanni Paolo II, in entrambi i casi – idee vili, false e portatrici di morte e idee buone, vere e nobilitanti – il ruolo critico era la concezione dell’uomo che esse proclamavano. In altre parole, ciò che contava era l’antropologia.

La terza lezione ci dice che “non bisogna psicologizzare il nemico”. A differenza degli storici revisionisti occidentali, Giovanni Paolo II era consapevole del fatto che Stalin, i suoi successori e i loro imitatori polacchi agivano in base a ciò che erano, a ciò che credevano e a ciò che volevano, e non che lo “zio Joe” Stalin si fosse inutilmente offeso alla Conferenza di Potsdam del luglio 1945.

La quarta lezione è “parlare apertamente e usare abilmente tutte le carte che si hanno”. Weigel ha ricordato la destrezza con cui Giovanni Paolo II trattò Casaroli, nominandolo cardinale e segretario di Stato. Allo stesso tempo, il Papa ristabilì la “voce” della Chiesa cattolica parlando contro le violazioni dei diritti umani e invitando gli Stati comunisti a rispettare gli obblighi previsti dal “terzo paniere” dell’Atto finale di Helsinki del 1976.

Secondo la quinta lezione, “la voce dei martiri – i fedeli delle chiese sotterranee dietro la cortina di ferro – dovrebbe essere ascoltata”. Come sottolinea Weigel, secondo Giovanni Paolo II, la loro testimonianza ha contribuito a rafforzare la resistenza culturale e religiosa al comunismo. “È stata un’eccezionale incarnazione della pressione morale che poteva e doveva essere esercitata sui regimi comunisti”, ha detto. Ha indicato diversi esempi di questo atteggiamento. Mentre era ancora arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyła ordinò segretamente sacerdoti per servire nella Chiesa clandestina in Cecoslovacchia, agendo di fatto tacitamente contro la Ostpolitik vaticana. Già salito alla Sede di Pietro, si assicurò che il mondo (e soprattutto le autorità del Cremlino) venissero a conoscenza del suo incontro con il cardinale ucraino Slipyj, leader della più grande Chiesa clandestina, avvenuto un mese dopo l’elezione di Karol Wojtyła al papato. Poche settimane dopo, Giovanni Paolo II inviò il suo pastorale al Santuario della Porta dell’Alba di Vilnius per solidarizzare con un’altra Chiesa locale sofferente e gravemente perseguitata. Un gesto che fu ricambiato nel giro di poche settimane, quando fu fondato il Comitato lituano per la difesa dei diritti dei credenti, in seguito uno dei più accaniti sostenitori dei diritti umani in Unione Sovietica.

L’insegnamento più eloquente e stimolante di Giovanni Paolo II oggi è il rifiuto di cedere alla tirannia del “ciò che è possibile”, di cedere alle basse aspettative che il mondo ci pone.

Seguendo la sesta lezione citata da Weigel, “bisogna pensare a lungo termine, senza sacrificare i principi fondamentali in nome di qualcosa che può sembrare un beneficio immediato”. Ha ricordato l’intuizione che ha guidato Giovanni Paolo II, che non era d’accordo con la proposta dei comunisti che le autorità statali avviassero un dibattito sul futuro della Polonia in cui la Chiesa fosse un partner. Giovanni Paolo II non è caduto in questa esca e con le sue azioni ha creato le condizioni per i colloqui della Tavola rotonda.

La settima lezione è che la <“realtà”> dei media non è necessariamente oggettiva e gli uomini di Stato non possono essere accoliti delle <“narrazioni”> presentate dai media. Nella parte finale della conferenza, Weigel ha detto che l’insegnamento più eloquente e ispiratore di Giovanni Paolo II oggi è il rifiuto di cedere alla tirannia del “ciò che è possibile”, di cedere alle basse aspettative che il mondo ci pone. Il Papa dovrebbe essere un esempio per noi nell’accettare sfide che sembrano impossibili e trasformarle in realtà. Come la storia ha dimostrato, il suo famoso appello del 22 ottobre 1978 – “Non abbiate paura!” – non era un’espressione di romanticismo. Nasceva dal più profondo e autentico realismo”, ha concluso Weigel.

Riepilogo: Hanna Nowak Traduzione: Bartłomiej Kabat

Il testo completo della lezione può essere trovato qui.

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Data:
Maggio 18
Ora:
4:30 pm